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Un seul pas suffirait pour arrêter le compteur macabre !
Avant son incarcération, Bahar Kimyongür avait lancé un appel urgent à la constitution d'une délégation internationale en Turquie en vue de sauver la vie de l'avocat des droits de l'Homme Behiç Asçi, en grève de la faim depuis plusieurs mois en protestation pour les conditions de détention de ses clients. Il fut écouté mais Maître Asçi se débat encore entre la vie et la mort. Faisons du geste généreux de Bahar une victoire : Soutenons sa campagne ! [Lire]

 


Criminalizzare un movimento rivoluzionario d’opposizione al regime di Ankara
CLEA (Comunicato stampa 8 novembre 2006)                           fr      es

Comunicato stampa del CLEA

Con il verdetto della Corte d’Appello di Gand pronunciato questo 7 novembre, la Giustizia belga e il Ministro Onkelinx hanno ottenuto finalmente i risultati giudiziari pretesi dalla Turchia: far tacere definitivamente uno dei suoi oppositori, Bahar Kimyongür, e criminalizzare un movimento rivoluzionario d’opposizione al regime di Ankara.

A sette anni dall’inizio, “l’affare Erdal” –al quale si è aggiunto “l’affare Kimyongür”– è giunto a un epilogo … provvisorio.

Questo martedì 7 novembre, la Corte d’Appello di Gand ha infatti condannato sette degli imputati a pesanti pene – gli indizi a carico e le accuse prese in considerazione sono state manifestemente alterate al fine di giustificare la severità del verdetto:

* Sukriye Akar : 4 anni (in primo grado: 4)
* Musa Asoglu : 7 anni (6)
* Fehriye Erdal : 4 anni (4)
* Dursun Karatas: 7 anni (5)
* Bahar Kimyongür : 5 anni (4)
* Zerrin Sari: 4 anni (4)
* Kaya Saz : 4 anni (4)

Questo verdetto ha visto aumentare alcune delle condanne pronunciate in primo grado dal tribunale di Bruges il 28 febbraio scorso – nonostante, nel dossier, non compaia elemento alcuno, di alcun genere relativo ad atti di violenza che avrebbe commesso o voluto commettere, insieme o da solo, uno qualsiasi degli imputati… In Belgio, in Turchia o in qualunque altro paese.

Evidenziarlo è poco: iniziato il 26 settembre 1999, con l’arresto di Fehriye Erdal, il processo intentato contro 9 presunti membri del DHKP-C si è concluso a Gand con un  vero e proprio naufragio giudiziario. La giustizia del nostro paese vi ha accettato, dall’inizio alla fine, di sottomettersi a un’inchiesta eccezionale, a una legislazione eccezionale, a un tribunale eccezionale – il tutto  per giungere ad un verdetto eccezionale. Perché, in questa vicenda esemplare, si è espressa una vera e propria coalizione di interessi disposta a tutto per distorcere la realtà a spese della legalità.

I fatti
1. Il giudice Buysse incaricato di condurre le indagini iniziali ? Egli è stato letteralmente  privato del suo incarico dalla Procura e dalla gendarmeria, che riqualificheranno i fatti estendendone scorrettamente la geografia.

2. Il cosidetto “ segreto” istruttorio? Dal marzo 2000, informazioni confidenziali contenute nel dossier  del giudice sono rivelate (con la complicità dei servizi di polizia belga) sulla stampa turca (cf. Hurriyet del 5 marzo 2000).

3. Fehriye Erdal? Dal 16 agosto 2000, sarà mantenuta in prigione oltre il ragionevole, per volontà esclusiva del Ministro degli Interni Antoine Duquesne –nonostante i tribunali, per tre volte, gli diano torto, e il Consiglio di Stato denunci l’arbitrio di una carcerazione preventiva qualificata come estremista.

4. La procura? Avrebbe, anch’essa, partecipato a questa mascherata nascondendo di proposito un documento (datato 3 luglio 2000), nel quale il Commissariato per i Rifugiati ritiene la liberazione dell’imputata “non  contraria alla legge”…

5. Il Ministro della Giustizia – tanto preoccupata di garantire lo Stato di diritto e  al tempo stesso una giusta condotta di Stato? Essa non ha esitato a far votare, nel dicembre  2003, una legge retroattiva (leggete bene) al fine di far giudicare e condannare dai tribunali belgi la signora Erdal (per l’assassinio per la quale la Turchia tiene a perseguirla) –una forzatura legislativa che sarà fortunatamente  bloccata dalla Corte Arbitrale.

6. Assicurarsi per tempo la severità del tribunale nominando appositamente alla sua testa un giudice di parte? E’ questo  che decide il 4 novembre 2005, nella piena illegalità, il primo  Presidente Jean-Paul De Graeve (contravvenendo così alle disposizioni dell’articolo 98 del Codice).

7. Correggere l’insieme dei fatti attribuiti ai diversi imputati e trasformare le accuse a loro carico in volgari atti di banditismo sociale –mentre tali fatti e tali accuse sono propri di una lotta fondamentalmente  politica? E’ questo che  stabiliscono il tribunale di Bruges e la Corte d’Appello di Gand rifiutando di dichiararsi incompetenti a  beneficio della Corte d’Assise.

8. Condannare a tutti i costi  gli accusati inventando, al bisogno, incriminazioni che non esistono nel nostro Codice penale (tale la nozione di “associazione di malfattori "a scopo terroristico"”)? Questa la prodezza che il Procuratore federale Delmulle  riesce a compiere , con la connivenza di tre giudici di seggio.

9. Lasciare che lo Stato turco abbia diritto al patrocinio, dalla prima udienza del processo di primo grado, quando nessuna decisione autorizza la Turchia a considerarsi parte civile? E’ questo quel che accade, in spregio evidente dei diritti  della difesa.

10. Permettere  –dall’inizio del processo d’ Appello–  a Kris Vincke  di patrocinare la Turchia  (nonostante, nel suo verdetto del 28 febbraio 2006, il tribunale di Bruges avesse finalmente dichiarato  la sua costituzione in parte civile non fondata –“non essendo lo Stato turco incorso in danni individuali”)… ? Nondimeno  è questo che il giudice Loghe rende possibile –istituendo una Corte d’Appello con tre giudici e ( è una novità) due procuratori (essendo il porta-parola di Ankara pagato da una potenza straniera per fare, in seno allo stesso tribunale, una arringa di pura propaganda in favore di un regime presentato come eminentemente “democratico”). 

11. Condannare un imputato-fantasma quando nessuna prova materiale, di alcun genere, compare nel  dossier a riempirlo di quel che sia… ? E’ questo che tuttavia osano fare i giudici di primo e secondo grado condannando Dursun Karatas prima a cinque e poi a sette anni  di reclusione…

12. Rifiutare di rimettere in discussione il magistrato federale Johan Delmulle, come Procuratore del grado d’Appello? E’ quello che tuttavia si permettono di fare la Corte di Gand e il suo presidente Loghe –nonostante  J. Delmulle et Leen Nuyts (che dibattono, allora, contro il DHKP-C) abbiano partecipato attivamente all’incontro segreto del 26 aprile 2006  dove, con l’avallo dei rappresentanti delle più alte cariche dello Stato, è stato deciso di “consegnare Bahar Kimyongür alla Turchia, attraverso i Paesi Bassi ”. Una “coalizione di funzionari” che si è data da fare per aggirare la legge, e che, secondo l’Articolo 233 del Codice penale è punibile con la carcerazione per avere “in riunione” deciso di porre in essere “misure contrarie alla legge”.

13. Attribuire validità ai tribunali correzionali in una sorta “competenza universale”, riconoscendo loro il diritto d’ingerenza negli affari di un paese terzo ed emettere un giudizio “politico” sulla situazione che vi prevale …? E’ il privilegio che si è nondimeno arrogato la quattordicesima Camera correzionale di Bruges (“ I membri del DHKP-C scelgono esplicitamente di non prendere parte ad una società democratica [la Turchia]. “Non spetta alla DHKP-C non riconoscere uno Stato di diritto (la Turchia), di dire il suo diritto e scegliere tutti i mezzi possibili per disturbare l'ordine costituito”, verdetto di primo grado, pagina 72).

14. Senza dimenticare gli effetti liberticidi della nuova legislazione contro il terrorismo grazie alla quale è ormai  organizzato, in Belgio, un regime di confusione penale –nel quale la sola appartenenza ad una organizzazione qualificata come “terrorista” è severamente sanzionata, peraltro anche in assenza di crimini attribuiti o attribuibili. In nome di questa legislazione, ogni forma di ribellione politica radicale è assimilata d’ora in poi a una specie particolare di delinquenza, sovrastante il diritto comune. Basti dire che, con il pretesto della lotta per una maggiore sicurezza civile, le autorità del nostro paese avranno raggiunto l’obiettivo: portare l’insicurezza nelle leggi e nel funzionamento della giustizia pubblica.

15. Senza dimenticare le condizioni di detenzione “eccezionali” alle quali sono sottoposti dal 28 febbraio scorso (ovvero da più di  250 giorni) Musa Asoglu, Sukriye Akar et Kaya Saz. Mentre, per già quattro volte, i tribunali  hanno deliberato la fine del regime di isolamento in cui sono costretti.
Regime d’isolamento? Il Belgio si presume conformarsi all’Articolo 3 della Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo (che vieta ogni minaccia all’integrità fisica e mentale della persona derivante dalla sottoposizione alla tortura o a pene e trattamenti inumani o degradanti ).

Nonostante non abbiano commesso alcuna azione criminale contro altri, Asoglu, Akar et Saz sono sottoposti , da otto mesi, ad una serie di restrizioni che hanno il solo scopo di avvilirli e umiliarli. Così, al momento del loro processo in  Appello, sono stati condotti a sette udienze bardati di un gilet da palle pesanti 10,5 chili, con –ai loro polsi doppie manette– un paio di manette classiche e un paio di manette fissate alla cinta della loro camicia di forza. A ogni loro comparsa, essi sono stati completamente svestiti e denudati per tre volte. Durante tutto il processo, era stato loro vietato di  indossare la propria biancheria intima, calzini e scarpe.

Dalla fine di febbraio, essi sono stati d’altronde costretti a condizioni di detenzione inaccettabili: esplorazioni anali sistematiche, isolamento totale, privazione sensoriale, disturbi volontari del sonno.

“Volontari”: una luce accecante di 80 watts, situata proprio sopra la testa, resta accesa  continuamente tutta la notte (un “progresso” perchè, fino ad appena un mese fa, la luce si spegneva ad intermittenza ogni mezz’ora…). Dall’applicazione di questo castigo, per i tre condannati  è impossibile dormire la notte – essi soffrono di uno stato di insonnia permanente, e rischiano una serie di turbe fisiche e psichiche .

Gli stessi guardiani sono sorpresi dalla durata di condizioni di detenzione dei tre detenuti.  Un regime carcerario inumano che sembra  essere l’opera del Ministro della Giustizia –che, malgrado le numerose istanze degli avvocati con carattere d’urgenza, rinnova ogni volta le sue direttive all’amministrazione penitenziaria perchè tali misure coercitive siano mantenute, quando non rinforzate.

Il contesto
Guerra al terrorismo o minaccia al legittimo diritto alla contestazione....? In questi ultimi cinque anni una serie di leggi speciali sono state adottate dal Belgio, con il pretesto della lotta “ al terrorismo ”. Ora, invece di “ render sicuri i diritti ” dei cittadini come sostengono le autorità, queste leggi liberticide avranno l’effetto di restringerli, sospenderli, se non sopprimerli.

In Belgio come in tutto il mondo, si assiste a un attacco frontale contro le libertà private e pubbliche. Dalla fine degli anni ’90, molto prima degli attentati dell’11 settembre a New York, il nostro paese aveva già deciso di portare dei grossi cambiamenti nel Diritto, segnatamente attraverso “ la legge sulle organizzazioni criminali ”. Con questa legislazione, in effetti, si è dato vita a un “ reato d’appartenenza ”, permettendo alla Giustistia di perseguire persone che non hanno commesso nessuna azione delittuosa, col solo pretesto dell’appartenenza ad una organizzazione così definita.

Tuttavia, in nome della lotta al terrorismo, si è avuta un’accellerazione. Il Belgio, ha inserito, nella sua panoplia penale, due leggi-quadro europee particolarmente liberticide: la legge relativa alle organizzazioni terroriste e la legislazione concernente il mandato d’arresto europeo. La legge antiterrorismo, come la legge relativa alle organizzazioni criminali, ha dato vita al reato di appartenenza. ma, permette inoltre di attaccarsi direttamente ai movimenti sociali. E’ ormai qualificato atto “ terroristico ” ogni azione commessa con l’intento di esercitare delle pressioni su un governo o su una organizzazione internazionale. Che degli scioperanti occupino la sede di un’amministrazione o che dei manifestanti impediscano ai tram di circolare è dunque oggi, considerato una forma di terrorismo, pesantemente sanzionabile.

Per di più, dopo il voto sulla “ legge circa le organizzazioni criminali ”, i tribunali hanno la possibilità di generalizzare procedure eccezionali a tutti i livelli della procedimento penale, dall’inchiesta di polizia fino alla carcerazione: è ciò che autorizza “ la legge sui metodi particolari di ricerca ” del 2003, che legalizza le tecniche più intrusive. Del resto, i diritti della difesa non esistono più: una persona sospettata di un eventuale crimine non ha più la facoltà di contestare le “ prove ” che possono essere ormai secretate. Disposizioni talmente liberticide che sono state rimesse in discussione dalla Corte Arbitrale, a tal punto che il governo ha dovuto rimaneggiare (leggermente) e farle rivotare alla fine del 2003, con il pretesto della lotta “ al terrorismo ”.

Ma le leggi contro il terrorismo sono completamente perniciose. Esse rendono possibile ogni abuso, la creazione di tribunali eccezionali e verdetti d’opportunità. Esse confondono volutamente lotte sindacali estreme ad atti di pura criminalità o di banditismo. Esse si attribuiscono indebitamente potere di competenza universali deleggittimando, in paesi terzi, ogni lotta politica che avrà fatto ricorso a metodi violenti per difendersi dalla violenza di Stati dittatoriali.

Appello
Inoltre, la sfida fondamentale del processo intentato contro nove membri supposti dell'organizzazione rivoluzionaria turca DHKP-C è di primaria importanza. Perchè “ l’affare Erdal ” ha come obiettivo quello di creare un precedente giuridico che serva a criminalizzare ogni forma di solidarietà verso una organizzazione tacciata di “ terrorismo ”. Inoltre, quest'approvazione giustifica, d'ora in poi, la violazione delle regole elementari del diritto e l’applicazione di pene anticipate anche quando il verdetto d’appello non arrivi a confermare la prima sentenza.

Occorre dunque ribadirlo solennemente: questo processo riguarda tutti i cittadini del Belgio. Esso riguarda l’avvenire delle nostre libertà. Per queste ragioni, di capitale importanza, il Comitato per la Libertà di Espressione e di Associazione (CLEA) chiama tutti i progressisti e l’insieme delle associazioni democratiche a:

  • denunciare questo verdetto iniquo e appoggiare, con le loro mobilitazioni, ogni percorso atto a contestare un verdetto di pura compiacenza, pronunciato colpo su colpo da due tribunali belgi “sotto pressione”
  • contestare le leggi sulla sicurezza che, nel nostro paese come nell’insieme dell’Unione europea, stanno distruggendo le libertà democratiche ottenute attraverso 150 anni di lotte sociali;
dimostrare la loro solidarietà con le forze politiche, sindacali e associative che combattono l’autoritarismo, il dispotismo e la violenza di Stato a cui il regime di Ankara ricorre ordinariamente.


Le Clea est un collectif citoyen visant à promouvoir un débat critique sur les nouvelles législations antiterroristes. Le cas de Bahar Kimyongür est exemplaire à cet égard. En vertu de ces nouvelles dispositions, non seulement les libertés d'expression et d'association sont mises à mal mais, en plus, l'avenir d'un homme qui n'a commis aucun délit et comdamné aujourd'hui à cinq ans de prison ferme, est gravement compromis.  
 
 
 

autocollant
Bahar Kimyongür est un symbole
Il est le symbole des dangers que la lutte contre le “terrorisme” fait peser sur nos libertés

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Aldous Huxley, Retour au meilleur des mondes
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